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lunedì 29 agosto 2022

Un pensiero su Fuochi d'Artificio in Pieno Giorno di Diao Yinan


Fuochi d'Artificio in Pieno Giorno

AVVERTENZA: Questa analisi potrebbe contenere spoiler sulla storia


Fuochi d'artificio in pieno giorno, diretto da Diao Yinan - regista che successivamente verrà conosciuto con il più famoso "il lago delle oche selvatiche"- è un thriller con tinte noir che narra una storia di riscatto e redenzione attraverso la vita privata di una donna e di un uomo.

In diverse stabilimenti di carbone della provincia di heilongjiang vengono ritrovati dei resti umani. Il poliziotto Zhang Zili, insieme ad alcuni colleghi, trova una pista e decide di indagare. Purtroppo però i poliziotti durante un interrogatorio in un locale vengono coinvolti in uno scontro a fuoco dove perdono la vita ma il nostro protagonista è l'unico superstite. Passano cinque anni e troviamo quest'ultimo che lavora come guardia di sicurezza ma è un uomo oramai alla deriva dove l'alcool non fa altro che aiutarlo ad annebbiare i dolorosi ricordi.
La speranza di riscatto si innesca quando un suo ex-collega, in maniera del tutto fortuita ,gli rivela che quegli omicidi stanno ricominciando e che l'unico punto di collegamento fra i vari casi sembra che sia una donna chiamata Wu Zhizhen. Zhang inizia quindi un'indagine privata che lo porterà ad esplorare gli oscuri drammi di una donna.




Fuochi d'Artificio in Pieno Giorno è come già detto un thriller dalle tinte noir dove protagonista non è tanto la storia ma i legami e le psicologie dei personaggi. Quest'ultimi infatti hanno una profondità che solo in determinate opere è possibile trovare. Le inquadrature ed il montaggio sono ottime ed alcune scene sono costruite in modo non soltanto per essere propedeutiche alla storia ma anche per veicolare delle sensazioni. Nei primi minuti vediamo ad esempio Zhang mentre indaga e, accidentalmente, fa rotolare una bottiglia di alcool giù per le scale. Successivamente capiamo che il regista voleva comunicarci con quella scena di piccoli secondi che da lì a breve il protagonista avrebbe "toccato il fondo" a causa della dipendenza che dopo svilupperà. Un'altra scena ancora - precisamente quella finale- ci mostra dei fuochi d'artificio sparati in pieno giorno non soltanto come "tributo" al titolo del film ma anche come immagine significativa di quanto, se pur belli, i fuochi d'artificio sparati durante le ore diurne non soltanto rischiano di essere pericolosi ma assumono anche un aspetto quasi minaccioso. Il fumo di quest'ultimi si confonde infatti con le nuvole, oscurando ulteriormente un cielo plumbeo.

Il film vive di questi momenti preziosi e fino alla fine non accenna a rinunciare all'ottima fotografia per veicolare i vari stati d'animo dei protagonisti. Molte volte ci saranno infatti illuminazioni tetre, altre volte prive di colore mentre altre ancora l'illuminazione sarà talmente artificiosa da far sembrare il tutto come uscito da sogno.
La fotografia quindi, come già detto, rimane sempre su livelli eccellenti ed è un piacere rimanerne incantati.


Arrivati alla fine e scoperta la verità, un montaggio alternato dal sapore amaro ci farà scoprire il destino dei due protagonisti. Zhang è riuscito a tornare in polizia, ripulendo il suo nome e la sua carriera mentre la donna andrà in prigione oramai avvilita dal pensiero che suo marito ha sacrificato tutto per niente.

La pellicola quindi ci invita a riflettere non soltanto sulla vita di un assassino e di un poliziotto ma anche di quella di una complice che, seppur silenziosamente, ha dovuto sopportare una vita fatta di privazione e di solitudine. Un film magistrale che andrebbe visto e rivisto per cogliere tutte le sfumature di un regista che, con questa sua terza opera, si conferma un ottimo registra dalla spiccata sensibilità su tematiche che molto spesso i film ignorano deliberatamente.



giovedì 25 agosto 2022

Un pensiero su Two Sisters di Kim Ji-woon

UN PENSIERO SU TWO SISTER DI KIM JI-WOON



 

Uscito nel 2003, Two Sister (장화, 홍련?, Janghwa, Hongryeon) di Kim Ji-woon, riesce nella difficile impresa di descrivere molti temi delicati. Famiglie disfunzionali, salute mentale, senso di dovere e responsabilità; il regista riesce a veicolare queste tematiche importanti con grazia e delicatezza attraverso superbe inquadrature e scelte di montaggio davvero ottime. Arrivato alla mia terza visione, mi sento abbastanza sicuro per poterne parlare.

Two Sister narra la storia di due gemelle che apparentemente vengono perseguitate da una matrigna senza scrupoli. Inoltre, nella casa dove vivono con lei ed il loro padre, sembrano manifestarsi delle strane presenze. Questo è in breve la sinossi del film che a mio avviso non gli rende minimamente giustizia. Dato che per parlarne bene sarebbe meglio capire fin da subito la storia del film, andiamo dritti al punto e spieghiamo cosa è successo realmente nella pellicola.

Spiegazione del film

La madre delle gemelle aveva disturbi psichiatrici e richiedeva continue cure mediche. Quest'ultime gli venivano somministrate da Eun-joo- infermiera di un istituto psichiatrico- che, dopo una breve permanenza in casa, intraprese una relazione con il marito della malata. Oramai stanca di sopportare la situazione, la moglie tentò di togliersi la vita impiccandosi dentro all'armadio. Nel tentativo di aiutare la madre, Soo-yeon perse la vita schiacciata dal peso del mobile cascatogli addosso. Eun-joo avendo visto la ragazza in pericolo, scende con molta tranquillità e, una volta incontrata Soo-mi , invece di chiedere aiuto fa finta di nulla.

Ricoverata in un istituto psichiatrico a causa dello shock, Soo-mi venne in seguito rilasciata dalla struttura. La ragazza andrà quindi a stare dal padre non accettando però la natura della relazione che esso aveva ed ha tuttora con la donna e non perdendo occasione per manifestare il suo disprezzo verso di lui. Il disturbo dissociativo di cui soffre, la porta spesso ad avere allucinazioni ed ad "impersonare" a volte la matrigna mentre a volte la sorella. Per tutto il tempo il padre non saprà come interagire con la figlia e sopporterà le sue innumerevoli malefatte fino a quando, in preda alla disperazione, non gli ricorderà che sua sorella Soo-yoen in realtà è morta anni prima a causa di quel terribile incidente. Da quel punto in poi, a causa della presa di coscienza della protagonista, non vedremo più la sorella su schermo ma ne udiremo soltanto la voce e da lì a poco la pellicola spiegherà tramite flashback le cose qua descritte. Il film si conclude col padre - oramai incapace di gestire sua figlia - che chiama la sua compagna per farsi aiutare ed insieme porteranno nuovamente Soo-mi in clinica. Nonostante sembra assorta in un mondo a parte, la ragazza, afferra vigorosamente il braccio della matrigna, facendo capire allo spettatore che in realtà lei potrà dimenticare tutto, persino sua sorella, ma non dimenticherà mai lei e di come, entrando nella sua vita, gliela abbia rovinata

Analisi

Two Sister è un film che appare ingiusto, un film dove le colpe degli adulti ricadono sui propri figli. A pagarne il prezzo più alto è infatti So-yen che paga con la propria vita il tentativo di salvare sua madre, vittima di un marito deprecabile che ha preferito fuggire dalla relazione nel peggiore dei modi ed ha costretto la moglie al suicidio; in seguito, Soo-mi pagherà con la propria salute mentale tutto quello che è accaduto alla sua famiglia e la sfumatura horror che possiede il titolo non fa che accentuare la sofferenza della protagonista, intrappolata in un mondo rancoroso, cupo e solitario.


Le gemelle fischiettano il motivo della madre

Durante il film è interessante notare come Soo-mi proietta la sua natura sottomessa e compassionevole sulla sorella. L'esempio perfetto è quando Soo-mi propone di uccidere gli uccellini della matrigna mentre So-yeon consiglia di liberarli oppure quando è quest'ultima a subire le punizioni corporee della matrigna. So-yeon inoltre parla poco ed è facilmente impressionabile mentre So-mi è molto più forte e sicura. Quella che vediamo quindi nel film non è tanto la sorella ma, come detto prima, una proiezione psicologica del carattere della protagonista.

Eun-joo, la matrigna
La necessità invece che ha Soo-mi di impersonare la matrigna deriva dal ricordo del dolore che quest'ultima le ha provocato e che in qualche modo la reputa la causa di tutti i suoi mali. Non essendo fisicamente lì la matrigna, la protagonista ha bisogno di un riscontro visivo con cui poter interagire e dire tutto quello che pensa di lei. Se è vero che la matrigna nella psiche della ragazza è rappresentata in maniera ben peggiore di come sia in realtà, è anche vero che forse c'è molta più verità di quanto si pensi. La matrigna infatti avrebbe potuto salvare la ragazza e sua madre ma decide di non farlo. Per molti questo si tratta di una ripicca nei confronti di una risposta datagli da Soo-mi mentre per me la verità è che la donna abbia approfittato della situazione per farsi strada all'interno della famiglia. Se la vediamo così, il comportamento di quest'ultima è terribile e la proiezione che ha Soo-mi rappresenta forse quello che è realmente, una donna senza scrupoli.

 Two Sister è un film angosciante che mette in scena una storia apparentemente horror per descrivere situazioni che possono accadere in qualsiasi nucleo familiare. Kim Ji-woon non lascia nulla al caso, ogni inquadratura è studiata, ogni scena costruita e le musiche che accompagnano il tutto hanno quel sapore nostalgico che tanto amiamo quando vediamo opere del genere.




venerdì 5 agosto 2022

Jade Cocoon, il gioco che voleva essere Pokémon ma è diventata una lezione di vita



Il mondo dei videogiochi ha avuto grandi disegnatori, scrittori, programmatori e soprattutto pionieri che hanno visto più lontano degli altri, settando standard veramente enormi.Quest'ultimo non è però fatto soltanto da Final Fantasy, Resident Evil o Metal Gear ma anche da piccole software house che hanno provato a dare il loro contributo con giochi ai più sconosciuti.

E' davvero per me strano parlare in questa sede di questo titolo, trovato quasi per caso molti anni fa e tenuto per tutti questi anni sopra una mensola. Parlare di Jade Cocoon infatti è come parlare di quella persona con cui sei diventata amica e poi, dopo pochi mesi, te ne sei separato per cause che non ti spieghi. Jade Cocoon è esattemente questo, un amico che hai frequentato per poco tempo ma che  ha lasciato in te un ricordo estremamente positivo.

Prima di iniziare a parlare del gioco, facciamo una piccola disamina sulla software house che l'ha sviluppato: la Genki Kabushiki Kaisha.


La copertina giapponese del titolo

I giochi "acchiappa-mostri" dell'epoca

Nel 1990 Hiroshi Hamagaki e Tomo Kimura lasciarono SEGA per fondare la Genki Kabushiki Kaisha azienda che, nel corso degli anni, si focalizzerà sullo sviluppo di Racing Games. Nel 1998 decisero però, molto probabilmente spinti dall'enorme successo di Pokémon, ha creare un proprio gioco acchiappa-mostri per PS1 chiamandolo Jade Coocon.

All'epoca il primato di questa tipologia di giochi lo possedeva il già citato Pokémon ma, a dividersi la fetta di utenza, vi erano anche i Digimon e Monster Rancher usciti praticamente a cavallo l'uno dall'altro. Di sicuro tutti avete sentito parlare di questi prodotti ma allora perché Jade Coocon è rimasto praticamente all'ombra? Le motivazioni sono molte, prima fra tutte la mancanza di una vera e propria serie animata che, in questo tipo di produzioni, gioca un ruolo fondamentale e successivamente alla natura del prodotto. Il gioco infatti si concentra molto di più sulle tematiche ambientali e sociali, sul rapporto con le creature senzienti e sull'armonia spirituale. Temi cosi purtroppo non intrattengono un pubblico molto giovane, il quale viene distratto facilmente da contenuti più frivoli. Se a tutto ciò aggiungiamo delle recensioni dell'epoca non troppo gentile, ecco che comprendiamo cosa ha portato Jade Cocoon a stare all'ombra dei titoli più blasonati.


l'egoismo come veleno, la compassione come antidoto

Alcana ed Elrihm

Come accennato prima, si parla spesso di tematiche raramente presenti in prodotti da ragazzi come ad esempio l'egoismo umano. Prendiamo ad esempio la leggenda che fa da sfondo a questo titolo e cerchiamo di trovarci dei parallelismi con gli eventi del mondo reale. Quando esploreremo il cimitero del villaggio di Syrus potremo imbatterci in Poto, un simpatico anziano che ci narrerà molte leggende fra cui la storia di un vecchio regno chiamato Gehena Pale. Il principe di questo regno un giorno si smarrì in una foresta e, mentre girovagava, trovò una fanciulla in lacrime. Chiesto il motivo di tale afflizione, la ragazza disse di chiamarsi Alcana e di aver seppellito in quel luogo, la palude di Uban, la propria madre. Il principe una volta vista la bellezza della ragazza si innamorò subito e decise che avrebbe fatto visita regolarmente ad Alcana. Il ragazzo scoprì che ella aveva il potere di parlare agli insetti ed agli alberi e non passò molto tempo prima che nel regno si diffondesse la notizia che una strega avesse rubato il cuore dell'erede al trono. Un giorno Alcana ricavò da un bozzolo fatato un filo di seta e lo usò per tessere un bellissimo abito al re. L'abito fece talmente colpo sul monarca che ordino che il suo esercito si recasse immediatamente nella foresta e razziasse ogni bozzolo fatato. Le fate al suo interno vennero bollite vive ed il principe, in preda al dolore, chiese che quella follia finisse. Purtroppo il Re era oramai cambiato e fece rinchiudere suo figlio nelle segrete più remote del regno. Una volta venuta a conoscenza della morte del suo amato, Alcana decise di togliersi la vita gettandosi nella palude dove riposava sua madre ma, mentre stava per compiere il triste gesto, il Dio Elrihm si presentò a lei e le chiese che cosa la addolorasse tanto. Una volta confidatasi, il Dio maledì l'avarizia umana e decise che da quel momento in poi il mondo sarebbe dovuto tornare allo stato originario. Cosi, prese la decisione di inviare le locuste di Onibubu e di far nascere nella foresta creature ostili all'uomo. Sarebbe stata questione di tempo prima che l'uomo si estinguesse e una nuova terra si creasse.

Come possiamo vedere, Jade Cocoon esplora con una bellissima fiaba l'insensibilità che il genere umano ha mostrato per secoli nei confronti della natura. Pensiamo brevemente cosa stiamo vivendo oggi: riscaldamento climatico, inquinamento, disboscamento di foreste. Tutto questo è colpa delle comodità che spesso cerchiamo, del lusso che viene dalla nostra parte più egoista. Noi vogliamo l'eccesso e siamo talmente abituati al superfluo che siamo disposti a sacrificare anche la nostra casa - e quindi noi stessi- per averlo. La storia ammette tristemente che l'uomo e la natura non possono più convivere e, se ci pensiamo bene, è cosi. Noi non possiamo più stare in armonia con ciò che abbiamo considerato da sempre come mera risorsa. Jade Cocoon quindi preme questo doloroso tasto insieme ad altre tematiche sociali che, a causa di spazio, non posso esplorare ma che di sicuro non saranno estranee a chi vorrà giocare il titolo.

Un inno all'armonia, alla comprensione, alla compassione, questo è Jade Cocoon. Non è un semplice clone di Pokémon, non è semplicemente un buon gioco, è una lezione di vita e forse, specie in questi ultimi tempi, è ciò che ci occorre maggiormente.

martedì 26 luglio 2022

Retrospettiva di Project Zero, parte 1: Junsei Takamine e di suoi colleghi

Takamine Junsei

Takamine Junsei (高峰純正) era un scrittore con alle spalle numerosi bestsellers che, in piena crisi creativa, si recò a palazzo Himuro insieme alla sua assistente Hirasaka Tomoe (平坂 知恵) e al redattore Ogata Koji (緒方 浩二)  alla ricerca di materiale per la sua prossima pubblicazione. Purtroppo però quello che trovarono non fu altro che morte.

Dopo un periodo di inattività, Junsei decise che aveva bisogno di materiale interessante per un nuovo libro e dare nuovamente lustro alla sua carriera. Incuriosito dalle leggende che circondavano palazzo Himuro, incaricò la sua assistente di cercare un libro appartenente ad un noto folklorista di nome Munakata Ryozo (宗方良三).



La pubblicazione trattava misteriosi riti Shinotisti, leggende locali e folklore, tutto quello di cui lo scrittore aveva bisogno per scrivere una storia appassionante. Purtroppo però Tomoe non trovò da nessuna parte tale libro e si rivolse quindi al redattore per un aiuto. Anche lui comunque non riuscì a sua volta a reperire il saggio ma nel corso delle sue ricerche, venne comunque a conoscenza che il folklorista aveva trascorso i suoi ultimi anni di vita, prima di sparire misteriosamente, a Palazzo Himuro. Comunicò l'informazione a Takamine, il quale decise di intraprendere il viaggio verso il palazzo per una ricerca sul campo. Tomoe, grazie ad un "sesto senso" abbastanza sviluppato, si trovava a disagio all'idea di visitare la magione.


Ogata Koji

Palazzo Himuro non era segnato su nessuna cartina geografica e dovettero chiedere informazioni alla popolazione locale per apprendere l'ubicazione del luogo, Dopo aver attraversato un bosco piuttosto fitto, arrivarono infine alle porte dellamagione. I tre esplorarono la villa e trovarono materiale che confermarono la presenza passata del folklorista ma anche di qualcos'altro. Koji e Tomoe furono infatti testimoni di alcune apparizioni che li lasciarono turbati. Il primo a scomparire fu il redattore che, mentre esplorava la villa, si trovò faccia a faccia con delle presenza soprannaturali.

Non potendo uscire dalla villa, Tomoe e Junsei decisero quindi di cercare il redattore ma purtroppo quello che trovarono mandò definitivamente in pezzi la psiche dell'assistente. Il corpo di Koji infatti era stato martorizzato, gli arti e la testa mancavano dal tronco e accanto a lui vi era una foto che gli fu scattata un paio di giorni prima da Tomoe dove lo vedeva ritratto con delle strane corde lì dove ora gli arti mancavano.


Hirasawa Tomoe

Tomoe nonostante il suo stato di salute precario, esplorò la villa e venne a conoscenza del nome della presenza che gli stava seguendo ed uccidendo. Il suo nome era Kirie e pare che fosse una delle ragazze sacrificate durante un rito orribile che veniva compiuto regolarmente. Nella sua ricerca si imbatté in una leggenda che narrava di come cinque specchi proteggevano la terra dall'abisso e che, alla distruzione di quest'ultimi, il male sarebbe emerso. Nonostante fosse vicina alla comprensione di tutta la faccenda e della sua risoluzione non poté in alcun modo avvertire Takamine in quanto anche lei venne uccisa fra le mura del palazzo.


Palazzo Himuro
Rimasto solo, Takamine esaminò gli appunti lasciati dalla sua assistente ed incominciò a comprendere i legami che vi erano dietro. Cercò quindi, grazie anche agli appunti del folclorista, di sigillare nuovamente l'abisso da cui proveniva Kirie ma purtroppo fallì venendo ucciso nel santuario di Narakumi, un luogo di culto all'interno della magione.

La storia di queste tre persone purtroppo finisce qui, vittime innocenti di un rancore centenario che sarà successivamente messo a tacere ma questa storia verrà raccontata nelle successive retrospettive.





lunedì 25 luglio 2022

Project Zero, anteprima della retrospettiva

Project Zero, anteprima della retrospettiva



Chi già frequenta questo Blog da un po' di tempo sa conosce la mia passione per i titoli Horror specie quelli orientali ed in particolar modo a due saghe: Forbidden Siren e Project Zero. Queste due saghe sono per me la summa di tutto quello che un horror giapponese dovrebbe avere: bei personaggi, ottima trama, grandiosa atmosfera ed un attenzione al folklore nipponico.

Tempo fa, iniziai a lavorare su una retrospettiva completa di Project Zero 2 ma purtroppo per vari impegni la lasciai in sospeso. Ora, siccome a me le cose a metà non piacciono proprio, sono qui per riprendere il lavoro abbandonato, iniziando però questa volta dal primo capitolo.


Storia

零 〜zero〜 conosciuto in occidente come Fatal Frame e qui in Europa come Project Zero è un gioco horror sviluppato dalla Tecmo nel 2002 per PS2. Il titolo ci mette nei panni di Miku, una giovane ragazza che si avventura in una villa disabitata alla ricerca del fratello scomparso. Armati di una fotocamera dai poteri sovrannaturali, ci confronteremo con i fantasmi e con la storia di un posto che pare nascondere molto più di quello che sembra. Mano a mano che proseguiremo l'avventura scopriremo infatti terribili rituali, spiriti senza pace ed il destino che è stato riservato a nostro fratello.

Gameplay

Il gioco attinge alle caratteristiche degli horror di quel periodo: telecamera fissa, tank control, ambienti tridimensionali, gestione oculata delle risorse e quel senso di esplorazione che nel corso del tempo è andata a sparire. Ci muoveremo quindi nelle stanze di questa villa infestata e, con la nostra macchina fotografica, tenteremo di immortalare le presenze per esorcizzarle definitivamente in modo che possano andare in pace e smettano, a sua volta, di darci il tormento. Quest'ultima può essere potenziata tramite dei punti che acquisiremo sconfiggendo i fantasmi o risolvendo determinati enigmi potendo, ad un certo punto dell'avventura, sbloccare anche funzioni speciali. 

Mentre esploreremo l'abitazione e avremo la meglio sulle presenze, raccoglieremo importanti documenti che ci chiariranno le idee sugli eventi accaduti prima del nostro arrivo. Il collezionare tali documenti diventa quindi di importanza vitale se vorremo realmente godere della storia e di tutte le sfumature che possiede. Possiamo inoltre osservare le foto che abbiamo scattato ai fantasmi e, tramite la lettura del nome di quest'ultimo, capire chi fosse. Il gioco quindi non solo necessita di un lavoro di triangolazione fra documenti, diari e foto per comprendere la trama ma anche essere curiosi ha senza ombra di dubbio un notevole peso.

Comparto tecnico

Tecnicamente il gioco è riuscito. I fantasmi, gli ambienti e gli oggetti sono realizzati in maniera ottima contribuendo all'atmosfera misteriosa del titolo. I suoni inoltre sono ben studiati a partire dagli scricchioli delle assi di legno dove cammineremo fino ai suoni esasperati dei fantasmi. Non c'è un elemento fuori posto in questo titolo e, sotto questo punto di vista, era veramente difficile fare di meglio.

Sono rimasto piacevolmente sorpreso anche dal filtro che il gioco possiede. Come in Silent Hill 2 anche qui avremo una sorta di filigrana che ci impedirà di vedere in maniera nitida cosa accada su schermo. La scelta di ricorrere a questa grana è ovviamente oltre che estetico anche funzionale all'immersione del giocatore che ha sempre la sensazione di osservare una pellicola horror giapponese.

Considerazioni finali

Project Zero è un gioco ottimo che mi sento di consigliare a chiunque. Chi apprezza l'horror in particolar modo troverà nel titolo estrema soddisfazione e senza ombra di dubbio, anche grazie a degli sbloccabili, tornerà a completare il titolo più di una volta. La cosa che inoltre fa e che ritengo importante è buttare le basi per quel capolavoro che sarà il suo successore, Project Zero 2, ma per ora non è il momento di parlarne.

In attesa quindi della retrospettiva completa che arriverà fra qualche giorno, vi invito a recuperare questo titolo, non rimarrete delusi.

venerdì 15 luglio 2022

Una retrospettiva su Mystical Ninja Starring Goemon (1997 - Nintendo 64)

 Mystical Ninja Starring Goemon

Sono passati tanti anni dal debutto di Goemon, il ninja dai capelli blu di casa Konami. Molti videogiocatori, a causa dei pochi titoli arrivati in occidente, non conoscono questo simpatico personaggio e la saga, nonostante in Giappone abbia avuto un successo strepitoso, non è riuscita a sfondare del tutto in occidente.

Uscito nel 1986 per sale giochi, “Mr. 五右衛門” (Mr.Goemon) fu il primo titolo della serie, un Platform 2D dove l'obbiettivo era avanzare attraverso livelli pieni di nemici sconfiggendoli con la sua famosa pipa. Quello che colpiva non era tanto il gameplay - che era perfettamente in linea con gli standard dell'epoca - quanto lo stile grafico e le musiche. Infatti, Il design di Goemon e dei suoi avversari prendeva spunto dall'arte giapponese in voga nel 18° secolo, in particolar modo dalle stampe artistiche chiamate ukiyo-e. Se a tutto ciò aggiungiamo anche le sonorità tipiche del periodo ed il personaggio principale basato su famoso ladro di quel periodo, ecco che il prodotto assume un'identità veramente forte. Purtroppo, nonostante i vari seguiti, non vi erano ancora piani per portarlo in occidente. Avremmo infatti aspettato fino al 1991 prima di vedere un titolo della serie sbarcare sulle console oltreoceano.

"Ganbare Goemon: Yukihime Kyuushutsu Emaki ", chiamato in occidente "The Legend of Mystical Ninja", fu il titolo in cui il nostro amato ninja debuttò. Uscito su snes, fu accolto in maniera positiva e venne apprezzato, fra le altre cose, anche per la sua vena umoristica. Non mi dilungherò oltre a parlare di questo titolo in questa sede poiché ora voglio trattare “Mystical Ninja Starring Goemon”, platform-adventure uscito nel 1997 per Nintendo 64 e di come questo titolo rappresenti per me un must-play.

Stampa artistica a cura di Toyokuni III
che ritrae Hirashi Inasuke, attore di Kabuki, impegnato
in una rappresentazione teatrale

STORIA

Ambientato in un'epoca al di fuori dello spazio e del tempo, l'inizio di Mystical ninja è tanto epico quanto assurdo. Un'enorme astronave, dopo aver sorvolato brevemente la città di Oedo , spara ad un certo punto un raggio diretto verso il castello del signore locale trasformandolo in un castello dall'estetica occidentale(!). Goemon ed il suo amico Ebisumaru, dopo aver letteralmente scroccato un pasto ad una locanda, decidono di indagare per riuscire a riportare la normalità .Questo non è che l'inizio delle loro strampalate avventure lungo un Giappone completamente anacronistico, surreale, ironico e folle.

Durante il gioco vi capiterà infatti molte volte di leggere dialoghi dalla comicità marcata. Ogni interazione con i PNG mette in scena sempre una battuta o un siparietto che coinvolgerà il vostro eroe. Per non parlare dei nemici e delle loro motivazioni che vi lascio scoprire se vogliate recuperare in qualche modo il titolo. Tutto è focalizzato sul divertimento e sulla spensieratezza. Da questo punto di vista, il lavoro di adattamento riesce a compiere un discreto lavoro e a veicolare in buona parte l'umorismo originale del titolo, cosa di certo non facile poiché quest'ultimo attinge a piene mani ad una delle forme più vecchie della comicità giapponese, il Manzai. Per chi non sapesse cosa sia, basti spiegare che si tratta di una forma tradizionale di cabaret giapponese dove di solito due attori mettono in scena un siparietto comico pieno di battute e giochi di parole. Come quindi intuirete, portare in occidente una tale caratteristica nella sua forma originale, è pressoché impossibile ma come già accennato sopra, nonostante le ovvie modifiche alle battute ed ai dialoghi, il prodotto arriva con lo stesso spirito.

Per finire come non citare tutti i riferimenti estetici e non alla cultura pop dell'animazione giapponese degli anni '80.Robot giganteschi, musiche, estetica dei nemici e tutto il circondario ci riporta ai tempi d'oro di quest'ultima e anche qui il risultato è veramente ottimo.

GAMEPLAY

Mystical Ninja è un action-adventure che è in forte debito con le più importanti produzione dell'epoca. L'esplorazione del mondo di gioco e la sua costruzione ricorda molto da vicino "Super Mario 64" mentre la struttura dei suoi Dungeon quella della serie de “The Legend Of Zelda”. Il titolo quindi è molto derivativo ma questo non gli impedisce di ritagliarsi una sua identità tramite le sue caratteristiche citate poco fa.

Durante l'avventura saremo chiamati ad esplorare l'intero Giappone per cercare di fermare i malvagi piani dei nostri nemici. Esploreremo cittadine, monti, pianure e castelli, ognuno dei quali suddiviso in aree più o meno grandi. Grazie alla possibilità di utilizzare ben quattro personaggi, ognuno con delle proprie abilità e caratteristiche,  il combat system risulta vario e appagante nonostante alcune sbavature riguardante l'hitbox di certi nemici.

Le città offrono invece al giocatore la possibilità di acquistare power-up, riposare alla locanda salvando la partita o persino consultare un oracolo per sapere il prossimo obbiettivo. I dungeon sono in pieno stile Zelda richiedendo quindi la risoluzione di enigmi ed il reperimento di chiavi per avanzare lungo quest'ultimo ed arrivare al boss dell'area.

Quello che sicuramente è il cavallo di battaglia del titolo sono però le battaglie a bordo del gigantesco robot Impact. In alcune sezioni del gioco affronteremo, a bordo del nostro fidato mecha, intense battaglie contro altri nemici. All'interno del nostro abitacolo potremo agganciare i nostri nemici con la catena, prendili a calci pugni creando combo e persino sparare proiettili. La varietà è quindi elevata e non vi annoierete mai.

COMPARTO TECNICO

Mystical Ninja Starring Goemon si presenta molto bene all'occhio del giocatore. Colorato, fantasioso ed accattivante sono solo alcuni degli aggettivi che vengono in mente. I movimenti dei nostri Ninja sono fluidi e morbidi e rispondono alla perfezione. Forse uno dei problemi risulta essere la telecamera che purtroppo molto volte non segue bene le azioni del nostro personaggio in quanto prima di posizionarsi completamente alle spalle dovremmo stare fermi per almeno un paio di secondi. Se questo problema non si sente nelle zone aperte, non si può dire lo stesso nelle sezioni al chiuso che magari richiedono qualche salto preciso. Le musiche sono letteralmente fantastiche e spaziano da sonorità tradizionali giapponesi a tracce dall'animo funky. Una nota di merito va a Hironobu Kageyama (Dragon ball Z) e Ichiro Mizuki (Mazinga Z) creatori di due tracce letteralmente memorabili.


CONSIDERAZIONI FINALI

Mystical Ninja Starring Goemon è un titolo fantastico. Tutto risulta curato ed ispirato e strapperà  più di una risata mentre il giocatore sarà impegnato ad esplorare questo mondo così strano ma allo stesso tempo affascinante e pulsante di vita. Purtroppo il titolo è confinato sul Nintendo 64 rendendolo di fatto difficile da reperire.Se però avete da qualche parte la console, è giunto il momento di rispolverarla, comprare il titolo e immergersi in uno dei giochi più strambi degli ultimi anni.





giovedì 16 marzo 2017

Il rito della farfalla cremisi




L'origine del rituale 2

Fin dalla sua fondazione, gli abitanti del villaggio Minakami, hanno eseguito a cadenza regolare un rito che permettesse loro di vivere in pace ed al riparo dalla minaccia perpetua ed incombente causata dalla porta degli inferi.
Ogni dieci anni circa, questa enorme voragine sotto al villaggio richiede un tributo di sangue e sofferenza che, se non verrà soddisfatto, vedrà avverarsi una maledizione conosciuta come "pentimento" ovvero una notte eterna e maledetta che avvolgerà il villaggio.
Ancora non è chiaro da quanto tempo questa voragine esista; l'unica cosa che riusciamo ad apprendere dagli appunti dello studioso Seijiro è che esso collega il nostro mondo a quello dei defunti e che solo un sacrificio può placare la sua continua sete di sofferenza tenendolo sigillato.

La preparazione della cerimonia

La cerimonia viene presenziata dal sommo sacerdote, da alcuni ristretti fedeli e dagli spiriti in lutto.Quest'ultimi sono gli unici che possono avvicinarsi alla porta degli inferi dato che, per assolvere al loro compito, hanno le palpebre cucite in modo da non osservare la voragine.Chi non ha rispetto per le leggi del villaggio viene "trasformato" in uno spirito in lutto e costretto a vivere il resto della sua vita sottoterra.


Il sacrificio


Il rito della farfalla cremisi deve soddisfare alcune condizioni per avere successo.Prima di tutto devono essere sacrificati degli esseri umani e, in secondo luogo, quest'ultimi devono essere gemelli.
Secondo le tradizioni locali, reperibili nel volume X dello studioso, "le vergini gemelle sono un individuo unico diviso in due parti.Quando si riuniscono , ottengono i poteri di un dio".Il testo continua così : "la sorella anziana deve sacrificare la più giovane e gettarla nella voragine"
A volte, in mancanza di femmine, possono essere usati anche dei maschi che assumono il nome di "guardiani gemelli".

Una volta scelta la coppia si procede quindi a separarla per un tempo indeterminato in modo che possano essere purificate tramite riti minori.Passato il tempo necessario vengono condotte tramite un passaggio sotterraneo nel sottosuolo del villaggio e lì, di fronte agli spiriti in lutto, al gran sacerdote ed ai membri più influenti del villaggio, la gemella più grande strangola quella più piccola.Successivamente gli spiriti in lutto raccoglieranno il cadavere e lo getteranno nella porta degli inferi per garantire al villaggio una breve tregua dalla minaccia della voragine.

Il Kusabi
©2017 VentoeSussurro

Quando la porta degli inferi è impaziente ma le gemelle non sono ancora pronte per essere sacrificate, il sommo sacerdote decide di sacrificare una persona non appartenente al villaggio.
Il sacrificato verrà torturato nella sala delle corde e poi portato di fronte alla voragine permettendo a quest'ultimo di calmarsi.












Nella prossima parte analizzeremo le famiglie più importanti del villaggio, il sommo sacerdote ed il primo rito conosciuto.



venerdì 3 marzo 2017

Il mistero del villaggio Minakami




Prefazione

Project Zero 2 offre una trama molto complessa ed articolata che si snoda fra moltissime sottotrame e simbolismi.Non è facile perciò, ad una prima giocata, aver inquadrato bene la storia ed essersi fatto un'idea degli eventi accaduti durante il gioco.

In questa prima parte della retrospettiva dedicata al titolo, indagheremo gli eventi passati e daremo le informazioni necessarie per farsi un'idea degli argomenti che dopo approfondiremo.
E' bene ricordare che le parti devono essere lette in ordine cronologico per non rischiare di perdere il filo logico della retrospettiva.

Introduzione

"Le gemelle Mio e Mayu sono intrappolate in un villaggio abbandonato nella foresta.Costrette a esplorarlo, le due sorelle sono attaccate da spiriti maledetti.La loro unica speranza di salvezza è riposta nella Camera Obscura, un'incredibile macchina fotografica che può esorcizzare gli spiriti scattando una foto."
Tratto dal retro della custodia della versione "PAL" di Project Zero 2.



Il mistero del villaggio Minakami



Si narra di una storia misteriosa tramandata fra la popolazione locale.
Tempo Fa, in mezzo ad una fitta foresta dal terreno arido e poco propenso alla coltivazione, un villaggio scomparve misteriosamente in una notte durante un festival.
Nessuno mai seppe cosa fosse accaduto realmente lì dentro e, le poche informazioni pervenute sulla reale esistenza del villaggio, sono racchiuse nelle memorie scritte di un ragazzo che riuscì a scappare durante quella notte.
Un'altra prova dell'esistenza del villaggio sono delle statue che raffigurano due figure gemelle legate al folklore del luogo.
Al suo posto ora vi è una fitta nebbia e si dice che chiunque si perda nei suoi boschi limitrofi, raggiunga il villaggio non tornando però più indietro.
La verità però è un'altra ed è molto più crudele...

L'origine del rituale

Un gruppo di religiosi con una profonda devozione verso un loro particolare culto, decise di insediarsi in una zona particolarmente arida e sommersa dagli alberi.Lì nacque il villaggio Minakami, traducibile approssimativamente come "il villaggio di ogni spirito", ed incominciarono a gettare le basi di quello che sarebbe stata conosciuta come la cerimonia della farfalla cremisi.

Il villaggio era comandato da un sacerdote che insieme ad altre influenti famiglie del luogo, mandarono avanti questa cerimonia ogni dieci anni.Oltre alla devozione, il rito veniva praticato per scongiurare una calamità chiamata "pentimento"che, secondo le leggende, avrebbe condannato il villaggio ad una notte eterna immersa nella sofferenza.